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Archive for May, 2009

Zona pranzo

Uno spettacolare appartamento affacciato sulla costa catalana, è racchiuso in un involucro di vetro e luce, per godere pienamente della vista panoramica e per usufruire del naturale sfondo blu, offerto dal mare. E’ stato l’architetto Mario Fernandez Gonzales a progettarlo, non senza difficoltà dovute a numerosi vincoli territoriali.

Tutto in questa casa è giocato sui toni del legno scuro e del contrasto tra il bianco e l’arancione, ravvivati dalla luce filtrante dalle vetrate; come nella zona pranzo, dove intorno al tavolo Vincent di Cattelan in legno scuro, si trovano le sedie in pelle bianca. E’ il blocco in muratura centrale, l’unico a dividere funzionalmente gli spazi di questo enorme open space sul mare: davanti alla cucina laccata in tonalità magnolia, il blocco contiene i maggiori elettrodomestici dell’angolo cottura, firmati Siemens.

Di forte impatto la camera da letto padronale e il bagno: entrambi separati dal mare solo tramite vetrate, giocano sul contrasto tra bianco e arancione. In camera da letto, la testata è rivestita in pelle bianca e le lampade sono anch’esse bianche: vicino al letto quella di Louis Poulsen e nell’angolo la Jazz di Vibia. Poltroncine Fjord di Patricia Urquiola e tappeto sono invece arancioni.

In bagno, la vasca a idromassaggio e i sanitari sono di Roca, mentre pareti e pavimenti sono rivestiti in chiarissima pietra calcarea. In questo caso il contrasto con l’arancione lo creano i tessuti, come l’accappatoio e l’asciugamano.

Via | BravaCasa
Zona pranzo Cucina Camera da letto Camera da letto da fuori Bagno


via http://www.designerblog.it/post/6059/design-e-vetri-vista-mare

Soggiorno e parete attrezzata

Arredare un appartamento in stile moderno, non significa necessariamente esagerare con colori e forme o azzardare con l’incontro di materiali. Uno stile moderno può anche essere sobrio ed elegante, se scelto accuratamente.

Lo si nota in questa casa; su un pavimento in grès porcellanato cerato di Ragno, con effetto simile alla resina, che dona un senso di ordine e pulizia, si trovano molte sedute in tonalità chiare, tendenti al grigio: le chaise longue Ektorp di Ikea, la poltrona Baxter, il divano “Long Island” di Roche Bobois con pouf coordinato, un altro pouf tondo in pelle nera di Bpa Int. Al centro il tappeto di Wissenbach conferisce rigore e si intona al pouf in pelle.

La parete attrezzata, composta da basi con altezze diverse, in laccato lucido bianco è Headline di Feg e ospita una tv di grandi dimensioni, pensili con funzione contenitiva e libreria. A un lato del divano c’è il tavolino Cantori, su cui è poggiata la lampada Glam di Prandina, mentre le applique a muro che creano luce anche per i quadri, sono le Blade di De Majo.

La cucina è un incontro tra classico e moderno: linee tradizionali sono mischiate a materiali moderni come l’acciaio borchiato, mentre la struttura è in rovere massiccio spazzolato e il piano in marmo nero: è Dechora di Marchi Cucine , con cornice modanata e cappa sospesa di Smeg. Gli elettrodomestici sono tutti a incasso e sono di Aeg. Alcuni arredi cinesi, come la sedia o la credenza nera, danno un tocco di esotismo.

Via | CasaViva
Soggiorno e parete attrezzata Soggiorno Elementi cinesi Cucina


via http://www.designerblog.it/post/6028/arredamento-moderno-ma-soft

Ministry of Health_Sedentary_0

La sedentarietà è diventata uno stile di vita diffusissimo, che non risparmia nessuno e spesso immobilizza, come ironicamente suggerisce la campagna di sensibilizzazione Sedentary del Ministero della Salute portoghese, realizzata dall’agenzia Fischer.

I testimonial della campagna sono persone soggette più di altre a questo tipo di dinamiche, persone in sovrappeso, impiegati, pensionati, che hanno sostituito gli arti inferiori con quelli tipici delle sedute di design (personalizzate per ogni stile esigenza e contesto) che non gli consentono di scappare dai malesseri tipici della loro condizione (tranne forse la versione da ufficio fornita di rotelle, che comunque non porta mai lontano …). “Sedentary people can’t run away from diseases. Exercise.”

Creative Director: Diogo Mello
Art Directors: Marcelo Melo, Claudia Rolim
Copywriter: Nuno Leal
Fotografo: Kenton Thatcher

Via | Ibelieveinadv.com

Campagna Sedentary
Ministry of Health_Sedentary_1 Ministry of Health_Sedentary_2 Ministry of Health_Sedentary_3


via http://www.designerblog.it/post/6035/il-design-della-campagna-contro-la-vita-sedentaria

Si conclude oggi a Roma la 7° edizione di LPM (Live Performers Meeting), meeting che dal 2002 ha raccolto una fra le più vaste comunità mondiali di vj e video-artisti. 378 artisti da Italia, Spagna, Uruguai, Germania, Turkia, France, United Kingdom, Argentina, Portogallo, Messico, Canada, Polonia, Olanda, Ungheria, Latvia, Irlanda, Svezia, Repubblica Ceca, Grecia, Danimarca, USA, , Austria, Australia, Macedonia, Bulgaria con 293 tra performances, workshop e showcases.

Ho seguito da vicino tutto il raduno (un massacro: impossibile seguire tutto il programma…), fino dalla conferenza stampa (e nonostante la stanchezza fra un po’ ci ritorno per l’ultima giornata dedicata al visual gender). Ho fatto foto, preso appunti, intervistato artisti e realtà che sono riusciti a suscitare il mio interesse.

Pensavo così di iniziare i reportage dal primo giorno di meeting sulle digital freedom realizzato in stretta collaborazione con il RomaeuropaFakeFactory, di cui LPM è uno fra i primi sostenitori. Ma non sarà così. Ieri l’edizione nazionale del TG3 (ore 19:00) ha inserito nel palinsesto un servizio di circa 2 minuti sull’evento. Il che è un ottimo segnale visto che raramente manifestazioni di questo tipo, anche se molto riuscite, hanno la capacità (come si dice in gergo) di “bucare” i media. Peccato che il TG abbia confuso LPM con una “festa” di hakers. Ovvero, dentro LPM arrivano hacker, tecnologie opensource e attivitsti, ma il focus della manifestazione rimane decisamente un altro…

Il mio reportage inizia quindi con una bias mediatica e una domanda: cosa ci mostrano in realtà i telegiornali? e soprattutto: perché è così lontano dalla logica dei media mainstream imparare a esporsi al (duro ma benefico) feedback del pubblico? Il blog alla fine lo fa…

[Per chi volesse verificare, ma forse qualcuno ha pure visto il servizio, qui il link con l’edizione del TG]


via http://feeds.blogo.it/~r/artsblog/it/~3/hNGkcVnU4EY/lpm-e-tg3

Musée Magritte Museum

Il 2 giugno a Bruxelles aprirà il Musée Magritte Museum, il più grande museo dedicato completamente a René Magritte. 250 opere per 2500 metri quadri (e 7,5 milioni di euro di budget…) nel centro della città, nella neoclassica Place Royale nel quartiere di Mont des Arts, che accoglie altri importanti musei.

Dal maggio dell’anno scorso il palazzo che ospita la sede del museo, l’Hotel Altenloh, è stato ricoperto con un’immensa tela di oltre 1600 metri quadri ispirata all’Empire des lumières di Magritte. Oggi, dopo solo un anno di lavori, è pronta per essere presentata la più grande collezione esistente dedicata al surrealista belga, collezione che comprende opere del suo intero percorso artistico, oltre naturalmente a film dell’artista, fotografie, schizzi.

Magritte torna, dunque, nella sua città adottiva in un attesissimo museo, che su 3 piani esporrà le sue celebri opere: una grande fotografia segnerà l’inizio del percorso su ogni livello, ciascuno dedicato cronologicamente a un momento diverso. Al primo piano, “Le mystère à l’ouvrage: 1951-1967”: le tele più famose, come lo stesso Empire des lumières o L’oiseau de ciel. L’allestimento del secondo piano, “L’échappée belle: 1930-1950”, propone invece 39 opere meno note, di ricerca e di elaborazione su diversi temi, dall’impressionismo alla guerra. Il terzo piano, “La conquête du surréalisme: 1898-1929”, è dedicato ai temi del movimento di cui Magritte è stato uno dei principali esponenti.

Il museo conta di ricevere 700.000 visitatori l’anno. A Milano, la mostra “Magritte e la natura” ne ha accolti 350.000 in circa 4 mesi: il maestro belga, grande elaboratore del reale, del mistero e della realtà onirica, si merita sicuramente un grande museo, che speriamo sia all’altezza della sua arte.

Musée Magritte Museum
Musée Magritte MuseumMusée Magritte MuseumMusée Magritte MuseumMusée Magritte Museum


via http://feeds.blogo.it/~r/artsblog/it/~3/ziXzKhRJT2s/un-museo-tutto-per-magritte-a-bruxelles

Si chiude oggi 31 maggio la mostra “PROTECT PROTECT” di Jenny Holzer al Whitney Museum of American Art di NY, incentrata sul lavoro dell’artista dal 1990 fino ad oggi.

Il lavoro della Holzer, oltre ad essere eccellente dal punto della ricerca estetica, del linguaggio e della capacità di manipolare i mediai, ha delle implicazioni profondamente politiche e sociali. L’esposizione ha coinvolto Kate Doyle (analista senior al National Security Archive) e Laurel Fletcher (direttrice dell’International Human Rights Law Clinic – University of California, Berkeley). La prima ha analizzato I quadri “Redaction Paintings“, riproduzioni di documenti governativi sulla guerra in Iraq e Afghanistan. La seconda ha invece commentato “Lustmord“, una serie di testi scritti dall’artista in risposta allo stupro di massa perpetrato dai soldati serbi contro le donne bosniache durante la guerra in Yugoslavia (ho inserito nel seguito dell’articolo un video molto bello con le testimonianze delle due ricercatrici, che costituisce un interessante approfondimento della mostra e del pensiero di Jenny Holzer).

Infine trovate qui immagini e descrizione analitica delle diverse sezioni: Redaction Paintings, Paintings, Electronic Signs, Lustmord, Selections from Lustmord. 1993-95. Chi si fosse appassionato a PROTECT PROTECT può anche comprare online il catalogo.


via http://feeds.blogo.it/~r/artsblog/it/~3/WYz5z1gv2TY/protect-protect

Tina Brown A me la notizia suona come un modo per lanciare il proprio prodotto, in questo caso ArtBeast, ma spero comunque che Tina Brown abbia ragione. Secondo la giornalista, direttore, esperta dei media, protagonista di molti successi editoriali (ex direttore di Vanity Fair e del New Yorker) e di clamorosi flop (vedi Talk Magazine), gli utenti web consumano arte. E’ per questo che lei ha deciso di lanciare una sezione speciale del suo sito “The Daily Beast“, prodotto online piuttosto recente ma di cui leggo commenti con sempre più frequenza che mi sembra scopiazzi un po’ “The Huffinton Post“, sull’arte. ArtBeast avrà la collaborazione di Artkrush (non so se conoscete l’e-mag, ma vale la pena darci un’occhiata, io lo leggo ormai da tre anni con una certa costanza).

Per il lancio, previsto per il 4 giugno in coincidenza con la Biennale di Venezia, Tina Brown ha organizzato un mega party (anche in questo è famosa, da ricordare quello eccessivo per il lancio di Talk), con artisti come Yoko Ono, John Baldessari, Maurizio Cattelan, Zhang Xiaogang, Takashi Murakami.

Ovviamente non vedo l’ora di leggerlo e come me immagino tanti altri. A parte la trovata per pubblicizzare il prodotto, spero che la Brown abbia ragione, anche se io sono più pessimista. A me sembra che online il pettegolezzo e la tv siano sempre gli argomenti di maggiore interesse, e l’arte viene dopo, molto dopo.

Via | Corriere.it


via http://feeds.blogo.it/~r/artsblog/it/~3/1blMLh7tHRc/tina-brown-scommette-sullarte-online-con-artbeast

Monet

A più d’un mese dall’apertura della grande mostra “Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee” a Milano, è tempo per proporvi un piccolo resoconto della visita. Si tratta di un percorso coraggioso, che raccoglie venti stupendi lavori appartenenti alla fase più matura del maestro francese. La vita nel suo giardino a Giverny era scandita dalla cura delle piante, le sue ninfee, gli ibis, le rose, i salici e il ponte in legno, uno dei punti nevralgici nella costruzione dell’armonia dell’ambiente. Proprio qui a Giverny era riuscito a costruire uno studio ampio e luminoso, in cui poter lavorare con grandi tele.

A Milano in mostra fino al 7 settembre, tracce di un viaggio che ha condotto Monet nel cuore della luce, dove la rappresentazione dell’ambiente diviene un tutt’uno con la mutevolezza legata al nascere e morire del sole. Pur nella palese somiglianza dei soggetti, ogni tela conserva un’indecifrabile seduzione dovuta al mistero che ne circonda la creazione. Il punto d’osservazione, il colore del cielo, il vento, ogni cosa resta impressa nel momento del quadro.

Per certi versi questa tecnica del Monet più maturo è già pittura performativa. Conserva traccia del ritmo della pennellata, del momento, dell’improvvisazione, dello scorrere dell’energia senza compromessi. Il giardino getta un ponte tra natura e cultura umana in cui Monet si fa regista, scenografo ed infine documentatore di se stesso, delle sue figlie/piante. Ecco quindi anzitutto la storia di un rapporto davvero speciale tra un uomo e un contesto vegetale, che sono reciprocamente a darsi vita. Un consiglio quindi che vi do, proprio per assecondare questa ricerca continua dei punti di vista e dei punti di luce di Monet, è di vedere la mostra cambiando spesso il vostro posizionamento rispetto alle tele. Certi fiori hanno bisogno proprio di essere visti da lontano, per capirne l’intricato reticolo di ombre e luccichii. Da vicino è altra cosa, bellissima comunque, ma più astratta, indecifrabile.

Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee
Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfee

Come Van Gogh, Monet amò molto la tradizione dei paesaggisti giapponesi. Dal confronto con l’arte del maestro Hiroshige, rappresentante della corrente artistica Ukiyo-e, trasse sicuramente molta linfa creativa. Questo pittore-incisore partiva infatti da una fase contemplativa per arrivare a rappresentare l’armonia del paesaggio con semplicità ed originalità. Un’arte per certi versi opposta a quella del ‘gigante’ Monet, basata sulla miniatura, sul particolare, dove la luce si mostra sopratutto nei contrasti tra le campiture cromatiche. Un mondo, quello del Giappone di fine ‘800, ben presente alla mostra, nelle decine di ‘fotografie pitturate’ dell’epoca, che molto hanno in comune con grafiche ed illustrazioni.

Oltre a questo Monet poco conosciuto, o comunque frettolosamente citato nei programmi scolastici, potrete quindi conoscere parte di quella tradizione artistica giapponese a cui il Giappone contemporaneo, l’arte del fumetto, il manga, è sicuramente debitrice. Si capisce l’ammirazione di Claude Monet per i giapponesi, nelle parole di Hokusai, un altro grande maestro i cui lavori sono in mostra a Palazzo Reale.

“Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dai cinquant’anni pubblico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po’ intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria.”

Il filo è teso dunque, e dall’estremo oriente conduce direttamente a Giverny, pochi chilometri a nord di Parigi. Come il bonsai presente alla mostra, ha 170 anni ed è stato creato in Giappone nello stesso anno in cui Monet nasceva.

Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfee


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Bulgari. Tra eternità e storia. 125 anni di gioielli italiani - Palazzo delle Esposizioni di Roma

Fino al 13 settembre Palazzo delle Esposizioni di Roma celebra il fasto opulento dei gioielli Bulgari, in occasione dei 125 anni dall’apertura del primo negozio di marca della casa.

Bulgari non è mai stato noto per fare gioielli essenziali, semplici e rivolti alla massa, e la mostra è una dimostrazione di questa filosofia, fatta di lusso portato all’estremo (con cadute nell’eccesso e nel pacchiano). Un mondo che sembra davvero irreale per quanto lontano dalla vita della maggior parte di noi. Molti dei gioielli sono prestati in occasione di eventi speciali, ma molti sono venduti ai potenti del mondo (purtroppo meno alle donne potenti, perché ce ne sono poche e poi per una questione culturale).

La mostra “Bulgari. Tra eternità e storia. 125 anni di gioielli italiani” è divisa in sezioni cronologiche e tematiche, che mostrano l’evoluzione del gioiello e soprattutto del gusto della società. I più classici, e mi sembra anche i più belli, sono quelli degli anni Sessanta, indossati dalle dive dell’epoca. Non solo Elizabeth Taylor (a cui è dedicata una sala), ma inaspettatamente anche la nostra Anna Magnani che aveva una passione per brillanti, diamanti e pietre preziose. Alcuni dei gioielli esibiti le sono appartenuti, e tra questi 5 bracciali a maglia e brillanti assolutamente moderni, tanto da sembrare modelli di oggi (forse tra i pezzi che ho preferito).

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bruno editore sbarca su kindle Bruno editore è da anni in Italia una delle case editrici più attente e reattive ai nuovi mercati che si stanno aprendo grazie all’ingresso delle tecnologie digitali nel mondo dell’editoria, dai libri nelle chiavette USB di qualche tempo fa, fino ai più recenti ebook.

L’ultimo annuncio di Bruno editore riguarda il recente accordo che l’infaticabile casa editrice romana ha concluso con Amazon, accordo che consente alla casa editrice fondata da Giacomo Bruno e Viviana Grunert di entrare per la prima volta nel mercato americano, ma soprattutto, di entrare nel mondo kindle, vale a dire in un mercato enorme, in continua e imprevedibile crescita.

La testa di ponte che Bruno è riuscito a conquistarsi su kindle è l’ebook “NLP: The Secret” dello stesso Giacomo Bruno, una guida sull’autostima e sulle modalità di comunicazione. La notizia dello sbarco su kindle di una casa editrice italiana è sicuramente una bella notizia e fan ben sperare per il futuro del nostro mondo editoriale, ancora molto legato al funzionamento tradizionale del mercato librario.

Via | A-zeta.it


via http://feeds.blogo.it/~r/booksblog/it/~3/_sLuPX95C5I/bruno-editore-sbarca-su-kindle